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Notiziario Biblioteca Comunale Soriano nel Cimino - Maggio 2005
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Francesco D’Adamo, scrittore di romanzi per ragazzi, esperto di pedagogia e problematiche dell’adolescenza, vive a Milano, dove insegna in una scuola. Partecipa spesso a corsi d’aggiornamento per insegnanti e genitori, a incontri con le scuole, a convegni sull’adolescenza e la lettura.

I suoi libri sono molto apprezzati nelle scuole per il loro valore pedagogico e formativo, soprattutto  “Storia di Iqbal” , una storia vera, quella di Iqbal Mashir, il bambino lavoratore, divenuto simbolo della lotta contro la schiavitù e il lavoro minorile,  che venne assassinato in Pakistan a tredici anni dalla "mafia dei tappeti" per avere denunciato il suo ex padrone e avere contribuito a far chiudere decine di fabbriche clandestine e a liberare centinaia di bambini schiavi come lui.

Storia di Iqbal

E'il racconto della faticosa conquista della libertà materiale e morale da parte dei diseredati del mondo, e di una ribellione contro coloro che sembrano troppo potenti, troppo ricchi, troppo invisibili per essere toccati. Un romanzo di denuncia in bilico tra commozione ed indignazione, ma anche una storia di libertà e di aquiloni, di speranza e cocciuta memoria.

Altri libri di Francesco D’Adamo:

 

Lupo Omega, EL, 1999

Ambientato in un quartiere di periferia di una grande città, con tutti i problemi di violenza ed emarginazione, Lupo Omega è la storia di come se ne può venire fuori anche se attraverso un faticoso rito di iniziazione all'età adulta, e alle straordinarie capacità di trasformazione dell'amore. Raccontata in prima persona da Vic che può a distanza di anni ricordare con partecipazione ma anche con ironia, è la storia di Omega, l'ultimo, la Vittima Designata, che trova la forza di ribellarsi ai bulli che dominano il quartiere (Ibs).

 

Mille pezzi al giorno, EL, 2000

 

Mille pezzi al giorno

 

Leo è un teppistello, finito al carcere minorile per una storia di pasticche. Quando esce trova un lavoro: sorvegliante in una fabbrichetta dove donne e ragazzi, clandestini dell'est, lavorano giorno e notte per produrre merci contraffatte. Leo vuole fare la bella vita, gli immigrati non gli sono mai piaciuti, che male c'è? Ma c'è la sua amica Maristella, che una volta era come lui ma che ora è cambiata e vuole fare una vita onesta. Al ritorno da un viaggio all'Est Leo troverà il coraggio di ribellarsi e di scegliere da che parte stare. "Mille pezzi al giorno" è la storia intensa di una presa di coscienza e di una strana, scorbutica educazione sentimentale, in una realtà dove sembra che per i sentimenti non ci sia più posto (Ibs).


 
Bazar, EL, 2002

L'epopea tragicomica dei ragazzi del Bazar, il quartiere più multirazziale di Milano, dove cinquantadue popoli diversi convivono più o meno pacificamente, rubandosi a vicenda feste, ricette, usi e costumi. Decisi a riconquistare la spettrale X Zone, da anni recintata e abbandonata a crotali e ortiche, per avere finalmente un luogo sicuro dove giocare a pallone e discutere il primo Mundial interetnico, i ragazzi del Bazar non esitano a sfidare il cattivissimo Crazy Dog e la sua banda di gangsters (IBs). 

 

Bazar

 

 


Johnny il seminatore, Fabbri, 2005

 

Johnny il seminatore

Johnny è un giovane soldato. Quando torna da Laggiù, dove ha fatto il pilota di guerra, il paese lo accoglie come un eroe. Ma lui non si sente un eroe. Lui è tornato perché non vuole più fare la guerra. E questo non piace a tante persone, a tutti quelli che sono convinti che invece la guerra è giusta, legittima, giustificata. Ma non c'è guerra che sia giusta. È il pensiero di Johnny e dei pochi che sono disposti a schierarsi dalla sua parte (Ibs).  

Dal Corriere della Sera

domenica , 10 marzo 2002

Il romanzo di Iqbal, bambino che non voleva essere sfruttato

Pezzuoli Giovanna

«Il ragazzo non era molto alto, sottile, bruno. Pensai che era bello. Poi pensai che no, non era bello, ma aveva quegli occhi, gli occhi del mio Iqbal che ancora adesso ricordo. Erano dolci e profondi e non avevano paura...». Il sole brucia le lamier e del capannone, quando Iqbal Masih, un bambino pakistano di 12 anni, arriva nella fabbrica di tappeti, alla periferia di Lahore, in Pakistan. E Iqbal ha gli occhi di un ribelle. Se ne accorgono l' esile Fatima - che racconta in prima persona la bell a Storia di Iqbal -, l' irruento Salman, il piccolo Alì e tutti gli altri bimbi dalle dita minute, capaci di afferrare i fili colorati e stringere i nodi dei tappeti, muovendo senza sosta i pedali dei vecchi telai di legno. Divenuti schiavi per i deb iti dei genitori, i bambini lavorano, spesso incatenati, dall' alba al tramonto, mentre le dita si riempiono di vesciche nel tentativo di un impossibile riscatto. Iqbal, ceduto dal papà contadino in cambio del prestito di 16 dollari, è il solo a grid are la verità: il debito non si estinguerà mai, ed è inutile che il padrone finga di cancellare dalla lavagna, giorno dopo giorno, i segni che rappresentano tutte le rupie del debito. Iqbal lo sa e una, due, tre volte cerca di sfuggire dalle grinfie del perfido Hussain Kahn, che lo punisce ficcandolo nella «Tomba», pozzo nero dove non c' è nemmeno un soffio d' aria. Finché l' incontro con gli attivisti del Fronte per la liberazione dal lavoro minorile segna una svolta: Iqbal riesce a far arresta re Hussain Kahn e contribuisce a liberare centinaia di altri piccoli schiavi. La verità si mescola ad elementi di fantasia in questa limpida Storia di Iqbal di Francesco D' Adamo (edizioni EL), ma il finale è tragico, nella realtà come nel racconto, perché questo ragazzino - che in poco tempo divenne nel mondo simbolo della lotta per i diritti dei bambini - fu assassinato, a 13 anni, il giorno di Pasqua del 1995 a Muritke, un villaggio a trenta chilometri da Lahore. È stata «la mafia dei tappeti » dichiarò Eshan Khan, l' attivista che l' aveva accolto come un figlio. E che lotta ancora per liberare i sette milioni di bimbi pakistani costretti a lavorare nei campi, nelle fornaci di mattoni e nelle fabbriche di tappeti. Una storia che non pote va essere dimenticata. Il romanzo, ispirato alla vita di Iqbal, in meno di quattro mesi è diventato un caso: tra i pochissimi libri italiani di letteratura per ragazzi ad essere acquistato negli Stati Uniti, dalla casa editrice Simon & Schuster (ma a nche in Francia da Hachette e in Spagna dalle SM Editiones). E già la casa di produzione Gartie, specializzata in cartoon, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Spiega Francesco D' Adamo, 50 anni, insegnante e scrittore milanese, alla sua terza prova di letteratura per ragazzi, dopo gli iperpremiati «Lupo Omega» (1999) e «Mille pezzi al giorno» (2000): «Quando Iqbal fu ucciso, uscirono tanti articoli, li lessi con commozione. Poi però archiviai la storia. Un anno e mezzo fa a Milano ho vist o una foto di Iqbal a un convegno sullo sfruttamento del lavoro dei bimbi. Come potevo averlo dimenticato? Così ho deciso di raccontare questa storia». Giovanna Pezzuoli  Il libro: «Storia di Iqbal» di Francesco D' Adamo